Il Territorio di intervento

L’area di intervento del GAL Casacastra è costituita dai 24 comuni dei Sistemi Territoriali di Sviluppo 5 “Lambro e Mingardo” e 6 “Bussento” in provincia di Salerno. È un comprensorio omogeneo che si distingue nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano per la riconosciuta valenza paesaggistico-ambientale.

Il Paesaggio naturale

Il versante meridionale dell’arco orografico tracciato dai massicci del Gelbison e del Cervati e dalla Serralunga delimita a nord il territorio del GAL Casacastra; il mar Tirreno è la frontiera a sud. Il ricco reticolo idrografico e la sagoma del massiccio del Bulgheria completano l’articolato mosaico tipico dei Paesaggi Mediterranei:

Il Paesaggio dei rilievi calcarei, disegnato dal massiccio del Bulgheria e dagli ambiti collinari circostanti, caratterizza i comuni di Camerota, Centola, Celle di Bulgheria e San Giovanni a Piro. La copertura vegetale prevalente è costituita da boschi di leccio con caducifoglie, macchia mediterranea, ampelodesmeti e praterie a prevalenza di terofite. Le aree agricole ospitano una notevole percentuale di oliveti e di aree con forte parcellizzazione destinate ad una agricoltura di tipo tradizionale. Tra le emergenze floristico-vegetazionali si segnalano le fitocenosi delle falesie costiere pressoché inaccessibili tra Capo Palinuro e Scario, come l’endemica Primula palinuri. Nel settore costiero del sistema carbonatico, lungo Costa degli Infreschi, sono notevoli i lembi residui di macchia primaria a Euphorbia dendroides, Juniperus phoenicea e Pistacia lentiscus (Oleo-Ceratonion). Emergenze comuni ai massicci carbonatici del Bulgheria sono le garighe montane a Lavandula angustifolia, Salvia officinalis, ed Euphorbia spinosa e le praterie ricche di orchidee (habitat prioritario secondo la direttiva CEE 92/43). Le rupi interne del sistema carbonatico, in particolare le Gole del Mingardo e del Bussento sono ricche della vegetazione floreale tipica degli anfratti rocciosi.

Il Paesaggio della montagna si estende a quote comprese tra 400 e 1700 m s.l.m, nei comuni di Caselle in Pittari, Casaletto Spartano, Cuccaro Vetere, Futani, Montano Antilia, Rofrano, Torraca, Tortorella. Significativa dal punto di vista biogeografico la presenza di boschi a cerro e farnetto, di assoluta rilevanza le cerrete d’alto fusto e i boschi misti mesofili del Monte Centaurino caratterizzati anche da numerosi individui di Ilex aquifolium e Taxus baccata. Nel versante ovest coincide con l’areale del castagno. Il sistema arenaceo-conglomeratico nel complesso non è ricco di endemismi, si tratta di suoli ad attitudine olivicola, cerealicola, foraggero-zootecnica e forestale. Questi paesaggi si caratterizzano per la dolcezza delle forme, con un mosaico variegato di boschi e radure aperte di elevato valore ecologico e percettivo.

Il Paesaggio delle Colline interne, che si estende dalle aree digradanti dei comuni del paesaggio montano ai territori di Alfano, Roccagloriosa, San Mauro la Bruca e Torre Orsaia e arriva fino alle aree interne dei comuni costieri, è l’ambito a maggiore vocazione agricola ed è caratterizzato dalla presenza di ulivo pisciottano o da attività agricole di tipo tradizionale. Il raccordo tra i diversificati ambiti territoriali è garantito da una ricca e complessa rete idrografica, che trova alimentazione negli estesi acquiferi dei sistemi montuosi dell’interno. Lungo i corsi d’acqua principali è presente un interessante mosaico catenale di vegetazione igrofila erbacea, arbustiva e arborea di elevato interesse naturalistico e, tra le comunità arboree, lembi di bosco ripariale ad Alnus glutinosa, A. cordata, Populus nigra, P. alba, Salix alba. Gli ecosistemi fluviali sono gli ambiti di maggior rilevanza ed attenzione sul territorio.

Il Paesaggio delle colline costiere, che si distende lungo la linea di costa da Ascea fino a Sapri attraversando i territori di Pisciotta, il fronte costiero del Bulgheria e i comuni di Santa Marina, Ispani e Vibonati, è caratterizzato da sommità e creste arrotondate, con versanti dolcemente ondulati ed incisi. I Paesaggi della collina costiera si distinguono per l’estensione della vegetazione seminaturale con prevalenza degli uliveti pisciottani secolari, soprattutto nella parte ad ovest. La progressiva chiusura del mosaico agro-forestale ha conseguenze gestionali significative relative alle accresciute difficoltà nella prevenzione degli incendi. Le aree agricole attive sono caratterizzate da una larga prevalenza degli oliveti e dei seminativi arborati rispetto al seminativo semplice, con una diffusa presenza di sistemazioni tradizionali (terrazzamento), sovente in precarie condizioni di manutenzione. Accanto ai processi di abbandono colturale, è possibile localmente riscontrare una opposta tendenza alla specializzazione e razionalizzazione degli impianti legnosi, legata alla valorizzazione delle produzioni tipiche locali. I paesaggi della collina costiera sono sottoposti ad una intensa pressione d’uso legata al turismo: nel periodo 1960-2000 la superficie urbanizzata degli insediamenti pedecollinari e costiere è aumentata del 700%.

Il Paesaggio costruito ed antropico

La struttura naturale del paesaggio ha conosciuto nel corso dei secoli diverse civiltà conservando una sostanziale identità culturale. I siti preistorici, le colonie greche, gli insediamenti lucani, i villaggi e gli eremi medievali, le rocche ed i castelli feudali, incorniciati nel variegato tessuto ambientale del territorio, hanno dato forma ai Paesaggi Mediterranei di Frontiera.

L’area archeologica di Elea-Velia è l’emergenza di maggior interesse del territorio. Situata nel comune di Ascea, risale al VI secolo a.C. e deve la sua notorietà all’attività della Scuola Eleatica fondata da Senofane e culminata nel poema filosofico di Parmenide e nei celebri paradossi di Zenone. Fondata da un gruppo di profughi provenienti da Focea, in Asia Minore, Elea influenzò per diversi secoli il territorio circostante che, ben presto, fu identificato come “Chora Velina”.

Alla colonizzazione greca della costa si affiancarono presto gli insediamenti lucani dell’interno: fra questi, Roccagloriosa è una delle aree archeologiche più significative dell’intero territorio regionale.

Di epoca medievale, invece, sono gli insediamenti e le strutture difensive e di origine religiosa del territorio.

I primi insediamenti furono di origine religiosa: i monaci greco-italici, in fuga dall’oriente iconoclasta, trovarono rifugio nei boschi e nelle strette vallate che caratterizzano questa parte del Cilento. Da San Giovanni a Piro a Rofrano, da Camerota a San Nazario, da Futani a Licusati e ad Eremiti gli eremiti di culto bizantino fondarono le loro modeste dimore nelle quali alternavano momenti di vita comune (Cenobi) al lavoro nei campi ed alla preghiera solitaria.

Intorno al Mille, gli abitanti dei villaggi si raccolsero intorno alle dimore dei signori: l’incastellamento fu la risposta per scampare alle incursioni piratesche che devastarono i centri costieri. Per migliorare la difesa, durante la dominazione Angioino-Aragonese, il territorio fu dotato del sistema di avvistamento delle torri costiere che costituisce un itinerario naturalistico-culturale di grande suggestione.